lunedì 1 giugno 2015

L'idea di tempo (pt. I)


L'idea di tempo condiziona il modo stesso di operare nella realtà. Ogni uomo che agisca nel suo mondo ha una concezione, seppur vaga, della temporalità.
Il tempo come progresso lineare da un punto A a un punto Z, da una fase di inferiorità a una di graduale perfezione. Oppure una visione ciclica che segue l'andamento fisiologico e naturale della vita per poi ricominciare sempre uguale. Queste sono le due visioni più diffuse.
Entrambe devono tenere conto della Storia intesa come disciplina, studio del passato. E la Storia spesso pone delle difficoltà reali all'una o all'altra idea di tempo. L'idea di progresso deve scontrarsi in primo luogo col fatto che non è universalmente accettata, fatto questo che contraddice la sua presunta "razionalità". Al di là di questo, resta da chiarire se la storia del genere umano e dell'Occidente nello specifico stia portando a un reale progresso o meno. Senza considerare che "progresso" è un concetto variabile, astratto, che non dice alcunché di specifico e univoco proprio a causa delle difficoltà dovute alla realtà storica con cui ha dovuto fare i conti.
La visione cicilica del tempo, che solitamente si associa alle civiltà antiche e alle religioni tradizionali politeiste, a sua volta ha dovuto scontrarsi con la realtà della storia. Se è certamente vero che le civiltà e le costruzioni politiche degli uomini crescono e poi muoiono, è altrettanto vero che in più di un caso ciò che è sorto dopo le passate forme culturali ha totalmente contraddetto non solo i principi del passato, ma ne ha stravolto gli stessi scopi fondamentali. Questo rientra naturalmente nella divisione nelle "quattro ere" mitiche in cui si divide la storia del genere umano, ma non risolve il problema della Storia, pur avvicinandosi a una sua reale comprensione.
Entrambe queste idee di tempo sono in ultima analisi lineari. Conducono da un punto A a un punto Z passando per innumerevoli punti intermedi. Quello che sostengono tali visioni è infine la loro rigidità, necessità, inevitabilità. Deviazioni (momentanee) possono avvenire solo all'interno di un percorso già segnato e tracciato in anticipo, non sono possibili rotture.
La Storia però presenta una moltitudine di casi in cui l'una o l'altra idea temporale ha dovuto scontrarsi con rotture e deviazioni di non poco conto, che sembravano rompere la continuità del tragitto e che hanno creato non pochi grattacapi ai custodi della verità.
L'idea di tempo è una costruzione astratta che si pretende vincolante. La Storia è reale ed è fatta da uomini calati nel proprio tempo. Questo significa che l'uomo storico, cioè l'uomo di azione, è sempre calato in un contesto ambientale, culturale e comunitario che lo condiziona in tutto: tale è il suo mondo. Quale che sia la visione del mondo innata nell'uomo, essa tenterà di modificare la realtà coerentemente con i propri principi così da confermarne il valore. In caso di fallimento però, nel caso in cui una visione generale venga contraddetta e sconfitta, l'uomo storicamente collocato non rinuncia, ma opererà in modo diverso secondo i propri principi fondamentali.
Gli uomini d'azione sono sempre animati da pochi concetti radicali. Uno di questi è l'idea di tempo. Eppure la possibilità di agire attivamente ed eventualmente di imporre vittoriosa la propria visione del mondo contraddice qualsiasi concezione costrittiva e deterministica della temporalità. La Storia insegna precisamente questo: che sono sempre possibili rotture decisive, che sempre può imporsi un principio differente mgari in grado di spezzare la continuità temporale della visione avversa.
Tutto ciò pone davanti alla necessità di pensare un'idea di tempo che sia in accordo con la Storia. Se la Storia è scontro di forze, di miti opposti, che possono sempre imporsi o fallire, allora la temporalità umana presenta una complessità tale da non poter essere più compresa in termini bidimensionali. Sempre la traiettoria lineare può virare e deviare secondo percorsi imrpevisti. Una visione del mondo storicamente collocata, mobilitante e tragica non può che essere sferica, tridimensionale. I piani temporali confluiscono nel presente per mettere continuamente in discussione passato e avvenire, nell'ottica attivistica di una prospettiva che concepisce il futuro come il farsi incontro dell'essenza del destino. Il presente rappresenta il punto di scelta operativa per un avvenire che realizzi una continuità col passato. Questo significa costruire una genealogia, cioè una memoria selettiva, in grado di coniugare l'enorme complessità del passato storico in una visione del mondo per quanto possibile coerente ma non rigida, solida ma non monodimensionale.
Tutto ciò che è storico deve tenere conto delle condizioni concrete del momento presente, perché qui e ora si realizza la sua azione, qui e ora si apre lo spazio del destino.

Nessun commento: